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La presentazione lim su Seneca

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Seneca

Per la Quinta è disponibile la presentazione LIM (in formato pdf) dedicata a Seneca. La trovate nella nuova sezione LIM LATINO. Come sapete, i pdf non mantengono i link agli allegati e/o ai video. Pertanto, a completamento della presentazione vi propongo anche:

 

Chi, inoltre, desidera rivedere i video di Repetita dedicati a Seneca li trova qui sotto:

*****

 

 

Seneca insegna…

pensieri

Il nostro primo dovere e’ di non seguire

come fanno gli animali

il gregge di coloro che ci precedono

(Seneca)

Seneca – Conviene essere poveri

seneca1

Seneca

Propongo la traduzione della versione tradotta dalla Quinta nell’ultimo compito in classe:

 

Passiamo ai patrimoni, causa maggiore delle preoccupazioni umane. Infatti, se confronti tutti le altre cose per cui ci angosciamo, morti, malattie, paure, rimpianti, sopportazione di dolori e fatiche, con quei mali che ci porta il nostro denaro, questa parte opprimerà di più. Così bisogna pensare quanto sia più lieve il dolore di non avere rispetto al perdere, e capiremo che la povertà ha meno causa di tormenti, sia meno causa di danni. Sbagli infatti se pensi che i ricchi sopportino le perdite con animo più saldo: il dolore di una ferita è uguale nei corpi più grandi e in quelli più piccoli. Bione disse elegantemente che farsi strappare i capelli non è meno doloroso per i calvi rispetto ai chiomati. La stessa cosa è opportuno che tu pensi sui poveri e sui ricchi, la sofferenza è uguale per loro: infatti a entrambi è attaccato il denaro che posseggono, e non può essere strappato senza dolore. Ma è più tollerabile, come ho detto, e più facile, non acquistare che perdere, e perciò vedrai più felici coloro che mai la fortuna ha guardato rispetto a quelli che ha abbandonato.

 

 

Testo latino

 

Transeamus ad patrimonia, maximam humanarum aerumnarum materiam. Nam, si omnia alia quibus angimur compares, mortes, aegrotationes, metus, desideria, dolorum laborumque patientiam, cum iis quae nobis mala pecunia nostra exhibet, haec pars multum praegravabit. Itaque cogitandum est quanto levior dolor sit non habere quam perdere, et intellegemus paupertati eo minorem tormentorum quo minorem damnorum esse materiam. Erras enim si putas animosius detrimenta divites ferre: maximis minimisque corporibus par est dolor vulneris. Bion eleganter ait non minus molestum esse calvis quam comatis pilos velli. Idem scias licet de pauperibus locupletibusque, par illis esse tormentum: utrique enim pecunia sua obhaesit nec sine sensu revelli potest. Tolerabilius autem est, ut dixi, faciliusque non adquirere quam amittere, ideoque laetiores uidebis quos numquam fortuna respexit quam quos deseruit.

 

 

Seneca – Le buone letture

Pubblico la traduzione del brano di Seneca proposto alla Quinta  come compito in classe:

SenecaDa ciò che tu mi scrivi e da ciò che sento dire m’induco a sperar bene di te. Non sei di quelli che continuamente si muovono e si agitano nel cambiare luogo. Questo continuo agitarsi è proprio di animo malato, ed io considero primo segno di uno spirito ben composto e ordinato la capacità di restare fermo e raccolto in se stesso. Però sta attento che anche codesta lettura di molti autori e di libri d’ogni genere non sia già una forma di andare vagando senza stabile sede. Bisogna che tu ti fermi a prendere contatto con alcuni sicuri ingegni e cercare in essi il tuo alimento se vuoi trarne qualche cosa che rimanga fedelmente amico nel tuo animo. Chi è in ogni luogo finisce per essere in nessuno. Chi passa la vita in un peregrinare senza posa fa bensì molte conoscenze ma nessuna vera amicizia. E necessariamente lo stesso avviene a coloro che non studiano sul serio un autore in modo da renderselo famigliare, ma li scorrono tutti frettolosamente. Non si assimila e non giova il cibo che appena preso viene messo fuori: niente impedisce tanto di riacquistare la sanità quanto cambiare continuamente i rimedi: non si cicatrizza la ferita alla quale si applicano varie medicature, non cresce vigoroso un albero se viene troppo spesso trapiantato; ed anche una cosa utilissima in un passeggero contatto non riesce a portare giovamento.

 Testo originale

Seneca

Ex iis quae mihi scribis et ex iis quae audio bonam spem de te concipio: non discurris nec locorum mutationibus inquietaris. Aegri animi ista iactatio est: primum argumentum compositae mentis existimo posse consistere et secum morari. Illud autem vide, ne ista lectio auctorum multorum et omnis generis voluminum habeat aliquid vagum et instabile. Certis ingeniis immorari et innutriri oportet, si velis aliquid trahere quod in animo fideliter sedeat. Nusquam est qui ubique est. Vitam in peregrinatione exigentibus hoc evenit, ut multa hospitia habeant, nullas amicitias; idem accidat necesse est iis qui nullius se ingenio familiariter applicant sed omnia cursim et properantes transmittunt. Non prodest cibus nec corpori accedit qui statim sumptus emittitur; nihil aeque sanitatem impedit quam remediorum crebra mutatio; non venit vulnus ad cicatricem in quo medicamenta temptantur; non convalescit planta quae saepe transfertur; nihil tam utile est ut in transitu prosit.

Letture e video per Seneca

Seneca

Seneca

Metto a disposizione della Quinta i file contenenti i brani letti in classe, utili per la preparazione al test imminente su Seneca:

Leggere anche i testi alle pagg. 68 (De vita beata), 67 (De ira), 69 (De tranq. an)

>>>>  Ricordo che essi fanno parte integrante della preparazione richiesta, insieme al video qua sotto e a quello postato il 29 settembre.

 

 

 

 

Seneca – Dialogi ed altro

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Per ovviare all’inconveniente tecnico, relativo all’audio, verificatosi durante la presentazione delle opere di Seneca, metto a disposizione della Quinta il video da cui ho tratto l’audio su Dialogi e Trattati e il testo dell’epistola 1 ad Lucilium sul Tempo:

Prima il video (che è anche divertente), poi il testo.

Ed ora la lettera (a cui il video, in un punto fa riferimento):

Epistola 1 – Ad Lucilium

Buona visione e buona lettura

Le buone letture

Pubblico la traduzione del brano di Seneca proposto alla Quinta nell’ultimo compito in classe:

LE BUONE LETTURE

Seneca

Seneca

Da ciò che tu mi scrivi e da ciò che sento dire m’induco a sperar bene di te. Non sei di quelli che continuamente si muovono e si agitano nel cambiare luogo. Questo continuo agitarsi è proprio di animo malato, ed io considero primo segno di uno spirito ben composto e ordinato la capacità di restare fermo e raccolto in se stesso. Però sta attento che anche codesta lettura di molti autori e di libri d’ogni genere non sia già una forma di andare vagando senza stabile sede. Bisogna che tu ti fermi a prendere contatto con alcuni sicuri ingegni e cercare in essi il tuo alimento se vuoi trarne qualche cosa che rimanga fedelmente amico nel tuo animo. Chi è in ogni luogo finisce per essere in nessuno. Chi passa la vita in un peregrinare senza posa fa bensì molte conoscenze ma nessuna vera amicizia. E necessariamente lo stesso avviene a coloro che non studiano sul serio un autore in modo da renderselo famigliare, ma li scorrono tutti frettolosamente. Non si assimila e non giova il cibo che appena preso viene messo fuori: niente impedisce tanto di riacquistare la sanità quanto cambiare continuamente i rimedi: non si cicatrizza la ferita alla quale si applicano varie medicature, non cresce vigoroso un albero se viene troppo spesso trapiantato; ed anche una cosa utilissima in un passeggero contatto non riesce a portare giovamento.

 Testo originale

Seneca

Seneca

Ex iis quae mihi scribis et ex iis quae audio bonam spem de te concipio: non discurris nec locorum mutationibus inquietaris. Aegri animi ista iactatio est: primum argumentum compositae mentis existimo posse consistere et secum morari. Illud autem vide, ne ista lectio auctorum multorum et omnis generis voluminum habeat aliquid vagum et instabile. Certis ingeniis immorari et innutriri oportet, si velis aliquid trahere quod in animo fideliter sedeat. Nusquam est qui ubique est. Vitam in peregrinatione exigentibus hoc evenit, ut multa hospitia habeant, nullas amicitias; idem accidat necesse est iis qui nullius se ingenio familiariter applicant sed omnia cursim et properantes transmittunt. Non prodest cibus nec corpori accedit qui statim sumptus emittitur; nihil aeque sanitatem impedit quam remediorum crebra mutatio; non venit vulnus ad cicatricem in quo medicamenta temptantur; non convalescit planta quae saepe transfertur; nihil tam utile est ut in transitu prosit.

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