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Il buon oratore si forma in compagnia

Propongo la traduzione del brano di Quintiliano in cui si spiegano le ragioni per le quali il futuro oratore deve studiare in compagnia e non da solo.

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Quintiliano

Prima di tutto il futuro oratore, che deve vivere in mezzo a una grandissima folla e sotto gli sguardi di tutti nella vita pubblica, si abitui fin da bambino a non aver soggezione della gente e a non diventare pallido, per così dire, all’ombra di una vita solitaria. Bisogna sempre spronare ed innalzare la mente, che in una solitudine di quel genere o langue o al contrario si gonfia di una vuota presunzione: è inevitabile infatti che attribuisca troppo a se stesso colui che non si confronta con nessuno. Quello stesso senso cosiddetto comune, dove (lo) imparerà, se si sarà appartato dalla vita associata, che è naturale non solo per gli uomini, ma anche per gli animali muti? Aggiungi il fatto che a casa può imparare solo quelle cose che verranno insegnate a lui personalmente, mentre a scuola anche quelle cose che (verranno insegnate) ad altri.

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Quintiliano

Sentirà approvare ogni giorno molte cose, molte correggere, (gli) gioverà il rimprovero della pigrizia di qualche compagno, gli gioverà l’elogio dello zelo (di qualcun altro), lo spirito di emulazione sarà suscitato (in lui) dalla lode, reputerà vergognoso essere da meno di un suo pari, (reputerà) bello aver superato quelli più bravi (di lui). Tutti questi (stimoli) accendono gli animi, e sebbene l’ambizione sia di per sé un difetto, tuttavia spesso è motivo di virtù.

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Quintiliano e la sua opera

quintilianoPropongo la traduzione (e il testo originale) della versione di Quintiliano tradotta dalla Quinta:

Il primo libro conterrà ciò che precede il lavoro del retore; tratterò nel secondo i primi elementi presso il retore e ciò che riguarda l’essenza stessa della retorica. I cinque seguenti saranno dedicati all’inventio, e a questa si aggiunge la dispositio, quattro all’elocutio, nel cui ambito poi si collocano anche la memoria e il modo di porgere. Se ne aggiungerà uno, nel quale devo trattare proprio dell’oratore ideale: qui discuterò quali siano i suoi costumi, quale il suo metodo nell’assumere, nell’approfondire e nel trattare le cause, quale stile di eloquenza, quando debba finire di fare l’oratore e di quali studi occuparsi dopo la fine, per quanto potranno i miei limiti. A tutti questi argomenti sarà variamente mescolata, secondo quanto ogni singolo punto della trattazione richiederà, una forma di insegnamento che istruisca gli studiosi non solo nella conoscenza di quei soli aspetti che alcuni hanno definito arte e che interpreti, per così dire, il diritto stesso della retorica,   ma che contribuisca invece ad alimentare la capacità di interloquire e ad accrescere le forze della parola. (…) Perciò non ho inserito in questi dodici libri una visione ristretta, come fanno i più, ma qualunque cosa ritenevo utile a formare l’oratore, con l’intenzione di mostrarla in breve: infatti se cercassi di scrivere tutto ciò che si può dire di ogni cosa, non ci sarebbe una fine per l’opera.

Testo originale

quintilianoNam liber primus ea quae sunt ante officium rhetoris continebit. Secundo prima apud rhetorem elementa et quae de ipsa rhetorices substantia quaeruntur tractabimus. Quinque deinceps inuentioni et huic et dispositio subiungitur, quattuor elocutioni, in cuius partem et memoria ac pronuntiatio ueniunt, dabuntur. Vnus accedet in quo nobis orator ipse informandus est: ubi qui mores eius, quae in suscipiendis discendis agendis causis ratio, quod eloquentiae genus, quis agendi debeat esse finis, quae post finem studia, quantum nostra ualebit infirmitas disseremus. His omnibus admiscebitur, ut quisque locus postulabit, docendi ratio quae non eorum modo scientia quibus solis quidam nomen artis dederunt studiosos instruat et, ut sic dixerim, ius ipsum rhetorices interpretetur, sed alere facundiam, uires augere eloquentiae possit. (…) Ideoque nos non particulam illam, sicuti plerique, sed quidquid utile ad instituendum oratorem putabamus in hos duodecim libros contulimus, breuiter omnia demonstraturi: nam si quantum de quaque re dici potest persequamur, finis operis non reperietur.

File per la Quinta

A completamento della presentazione di Quintiliano e dei testi presenti nel manuale in uso, metto a disposizione della Quinta i seguenti file (clic per ingrandire):

 

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perfetto oratore 1

 

quint_txt_it

perfetto oratore 2

 

Quintiliano in breve

Alla Quinta il breve video già visto su Quintiliano:

 

 

 

Alla fine era Quintiliano

quintilianoAlla fine “ha vinto” Quintiliano. Molti di voi saranno stati contenti (lo so, speravate, no?)…. Sempre meglio di Tacito…

Bene… Anche questa è fatta. Come è andata?

Resta “solo” la Terza Prova e buona parte dell’esame potrà dirsi conclusa.

Per chi ancora non l’avesse cercata (o trovata… ma dubito), vi propongo una delle tante traduzioni che già circolano. Servirà a capire meglio la vostra performance:

Omero maestro di eloquenza

Ma adesso voglio parlare proprio di quei generi letterari che ritengo di massima utilità a coloro che hanno intenzione di diventare oratori.

46. Ragion per cui, come Arato crede che si debba cominciare da Giove, così a noi sembra che la cosa migliore sia cominciare da Omero. Ci ha dato infatti un modello, un  punto di partenza per tutte le parti dell’eloquenza, proprio come Omero stesso dice che dall’Oceano ha inizio il corso dei fiumi e delle sorgenti. Nessuno potrebbe superare Omero per sublimità negli argomenti di grande importanza e per proprietà in quelli di minore importanza: è ricco e conciso, ma è serio, degno di ammirazione per l’abbondanza per la concisione, supera tutti non solo per le sue capacità poetiche, ma anche per il suo vigore oratorio.

QuintilianoQuintiliano

47. Per non parlare della sua eloquenza, che mostra nelle lodi, nelle esortazioni e nelle consolazioni, o del nono libro che contiene l’ambasceria ad Achille, o del primo che descrive il litigio fra i capi, o dei discorsi pronunciati dai consiglieri nel secondo, che mostrano tutte le regole del mestiere da seguire nell’oratoria forense o deliberativa?

48. Non ci sarà certo nessuno così ignorante da non ammettere che un simile autore aveva nelle sue corde tanto i sentimenti moderati quanto quelli trascinanti. E non è forse vero – andiamo! – che all’inizio di entrambi i poemi, in pochissimi versi, ha, non dico rispettato, ma addirittura creato la legge dei proemi? Egli raggiunge infatti questi risultati: dispone favorevolmente il lettore con l’invocazione alle dee che, come era credenza diffusa, proteggevano i poeti; stimola il suo interesse mettendogli davanti l’importanza degli argomenti; gli chiarisce la storia facendo una rapida sintesi degli avvenimenti principali.

49. Chi potrebbe raccontare più sinteticamente di Omero la morte di Patroclo? chi potrebbe narrare in modo più espressiva di grasso di lui la battaglia tra i Cureti e gli Etoli?

Il testo latino

Quintiliano

Quintiliano

Sed nunc genera ipsa lectionum, quae praecipue convenire intendentibus ut oratores fiant existimem, persequor. 120 XLVI. 121 Igitur, ut Aratus ab Iove incipiendum putat, ita nos rite coepturi ab Homero videmur. 122 Hic enim, quem ad modum ex Oceano dicit ipse amnium fontiumque cursus initium capere, omnibus eloquentiae partibus exemplum et ortum dedit. 123 hunc nemo in magnis rebus sublimitate, in parvis proprietate superaverit. 124 Idem laetus ac pressus, iucundus et gravis, tum copia tum brevitate mirabilis, nec poetica modo sed oratoria virtute eminentissimus. 125 XLVII. 126 Nam ut de laudibus exhortationibus consolationibus taceam, nonne vel nonus liber, quo missa ad Achillem legatio continetur, vel in primo inter duces illa contentio vel dictae in secundo sententiae omnis litium atque consiliorum explicant artes? XLVIII. 127 Adfectus quidem vel illos mites vel hos concitatos nemo erit tam indoctus qui non in sua potestate hunc auctorem habuisse fateatur. 128 Age vero, non utriusque operis ingressu in paucissimis versibus legem prohoemiorum non dico servavit, sed constituit? Nam et benivolum auditorem invocatione dearum quas praesidere vatibus creditum est et intentum proposita rerum magnitudine et docilem summa celeriter comprensa facit. 129 XLIX. 130 Narrare vero quis brevius quam qui mortem nuntiat Patrocli, quis significantius potest quam qui Curetum Aetolorumque proelium exponit?

Un giudizio severo

Quintiliano

Quintiliano

Seneca

Seneca

Quintiliano su Seneca:

In questo esame di tutti i generi letterari ho rimandato di proposito fino all’ultimo di parlare di Seneca1, perché si è diffusa – falsamente – l’opinione che io ne condanni l’opera e lo detesti2. Ciò mi è accaduto, mentre tentavo di richiamare a maggior severità di gusti il tipo di eloquenza pervertita e rotta a tutti i vizi: in quel tempo i giovani non s’interessavano quasi a nient’altro che a lui. Ora, io non tentavo certo di eliminarlo completamente dal novero degli autori da leggere, ma non permettevo che fosse preferito ad altri più importanti, che egli ininterrottamente attaccava3, perché, ben conscio della diversità del suo stile, egli non era tanto sicuro di poter piacere nelle cose in cui quelli piacevano. Lo prediligevano più che imitarlo e tanto da lui tralignavano quanto egli si era allontanato, in peggio, dagli antichi. Sarebbe stato, in realtà, augurabile che gli diventassero pari o almeno somiglianti. Ma egli piaceva solo per i suoi difetti e ciascuno mirava a riprodurre quelli che poteva: poi, facendosi un vanto del parlare come Seneca, lo screditava. Ebbe, del resto, anche molte virtù, cioè un’indole duttile e feconda, grandissima applicazione e cultura enciclopedica: ma, a quest’ultimo proposito, qualche volta si lasciò trarre in inganno da coloro che incaricava di consultare testi e farne degli estratti4. Trattò, difatti, di pressoché tutto lo scibile: tant’è vero che di lui si conoscono orazioni, poesie, lettere e dialoghi5. Poco attento in materia di fi losofi a, fu, nondimeno, egregio flagellatore dei vizi. Molti e chiari sono i suoi pensieri e molte le letture dei suoi brani consigliabili a scopo moraleggiante, ma per il riguardo stilistico egli è di solito corrotto e tanto più pericoloso, in quanto pieno di allettanti vizi. Avresti voluto che egli si fosse espresso col suo temperamento, ma con il gusto di un altro, ché, se avesse alcune cose disprezzate, se poco non avesse desiderato, se non fosse stato indulgente con tutto quel che componeva, se non avesse sminuzzato con pensieri resi frammentariamente argomenti ponderosi, egli sarebbe criticato con favore da tutte le persone colte piuttosto che prediletto dai giovani. Ma anche così com’è, coloro che sono già irrobustiti e sufficientemente consolidati in un genere di eloquenza più severo dovranno leggerlo, proprio perché egli può in ogni modo esercitare il gusto. Come ho detto, molte cose si debbono di lui approvare, e molte magari anche ammirare, purché si abbia cura di scegliere: questo magari lo avesse fatto lui! Perché il suo talento sarebbe stato degno di voler cose migliori: ma egli fece ciò che gli garbava.

(Trad. R. Faranda)

Un sussidio allo studio di Quintiliano

quintilianoIn preparazione del test di giovedì 14,  propongo alcuni dei giudizi espressi da Quintiliano nel X libro dell’Institutio Oratoria. Li avevo già pubblicati per le Terze liceo degli scorsi anni. Li posto nuovamente per chi non li avesse letti.

Chi vuole trascrivere, in un commento qua sotto, il testo del giudizio su Seneca? O anche qualche altro, volendo…. Potrebbe essere utile a tutti.

  • Su Lucano

Lucanus ardens et concitatus et sententiis clarissimus sed ut dicam quod sentio magis oratoribus quam poetis imitandus

(Lucano è ardente e appassionato, insigne per le frasi brevi e pregnanti, e, per dire quello che penso, più adatto ad essere imitato dagli oratori che dai poeti)

  • Su Persio

Multum et verae gloriae quamvis uno libro Persius meruit.

(Ha ottenuto una fama grande e meritata Persio, pur con un unico libro)

  • Su Callimaco e Fileta

Elegiae princeps habetur Callimacus, secundas Philetas occupavit

(Il primo posto nell’elegia spetta a Callimaco, il secondo a Fileta)

  • Su Menandro

Menander omnem vitae imaginem expressit… Speculum humanitatis, imago vitae imago veritatis

(Menandro ha rappresentato ogni aspetto della vita… Specchio dell’umanità, immagine di vita, immagine di verità)

  • Su Teocrito

Admirabilis in suo genere Theocritus, sed musa illa rustica et pastoralis non forum modo verum ipsam etiam urbem reformidat

(Da ammirare nel suo genere Teocrito, ma la sua poesia agreste e bucolica teme non solo il foro ma anche la cvittà stessa)

P.S.

Per completare la lettura, consiglio altri brani dell’Institutio pubblicati nel blog  (per esempio quelli di argomento pedagogico): basta cliccare sui TAG alla voce QUNTILIANO. Ne troverete parecchi.

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