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Gli Atridi (quarta parte): Elettra e Oreste

elettra e Oreste

Elettra e Oreste

Agamennone è morto e sono ormai trascorsi diversi anni. La figlia Elettra vive – odiandoli – con gli assassini del padre Clitennestra e il suo amante Egisto,  e si tormenta nell’attesa del rientro in patria di Oreste, attraverso il quale vorrebbe vendicare il padre.  Oreste infatti,  al momento dell’uccisione di Agamennone, ancora bambino era stato messo in salvo dalla sorella, ed era stato accolto dallo zio Strofio, in Focide, dove aveva stretto una solida amicizia con il cugino Pilade. Una volta cresciuto e visitato l’oracolo di Delfi, Oreste riceve il responso di rientrare in patria e di vendicare Agamennone. Elettra intuisce che Oreste è arrivato a Micene grazie ad una ciocca di capelli che il fratello ha deposto sulla tomba del padre. I due fratelli riuniti, anche con l’aiuto di Pilade, uccidono Clitennestra ed Egisto.

Ed anche ora, come per l’Agamennone di Eschilo,  vi invito a leggere integralmente la tragedia dello stesso autore intitolata Coefore, che presenta, approfondendola, questa parte del mito. Clic qui.

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Oreste uccide Clitennestra

Clitennestra è stata uccisa e, come la colpa di Agamennone (di avere ucciso Ifigenia) era stata vendicata dalla moglie, la colpa di Clitennestra ed Egisto viene vendicata da Oreste, che tuttavia si macchia di un’altra colpa che va punita: le Erinni infatti lo perseguitano  e ne chiedono agli dei la punizione, ma Apollo ha sempre protetto Oreste, ed Atena, dopo avere istituito un tribunale ad Atene (l’Areopago), nel quale viene celebrato il processo al matricida,  fa sì che Oreste venga assolto.

E qui si chiude, con una sentenza “strana” e forse discutibile, la lunga vicenda di questa stirpe maledetta.

Chi si sta affezionando alla lettura diretta delle tragedie, trova questa fase del mito nelle Eumenidi di Eschilo, che, naturalmente invito a leggere, cliccando qui.

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Gli Atridi (terza parte): Agamennone, Menelao, Egisto

Dopo le vicende già narrate di Tantalo e Pelope e di Atreo e Tieste,  siamo giunti alla parte forse più nota del mito che vi sto raccontando, noto anche come Mito troiano; è quella che, trattando di Agamennone e Menelao, da sola giustamente merita il nome di Mito degli Atridi, in quanto solo Agamennone e Menelao sono figli di Atreo.

I tre grandi tragediografi greci, Eschilo Sofocle ed Euripide, ci presentano nei loro drammi le vicende terribili di questi due figli maledetti, discendenti di una stirpe vissuta fra i delitti e le vendette.

Tragici

Come vi ho già anticipato (vedi il post dedicato), quando Tieste salì al trono di Micene, Agamennone e Menelao lasciarono la città, si recarono da Tindaro a Sparta, ne sposarono le due figlie (in verità solo Clitennestra – la moglie di Agamennone –  era figlia di Tindaro e Leda; Elena invece – la moglie di Menelao – era nata dall’unione di Leda con Zeus) e col suo aiuto strapparono il regno di Micene a Tieste.

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Gli Atridi (seconda parte): Atreo e Tieste

Da Pelope ed Ippodamia nacquero diversi figli, tra i quali Atreo (il padre di Agamennone e Menelao) e Tieste (il padre di Egisto), le cui vicende si incrociano, dando luogo a un’unica storia travagliata di due fratelli.

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Tieste ed Erope

Atreo uccide il fratellastro Crisippo (nato da un precedente matrimonio di Pelope con una ninfa) e si rifugia insieme a Tieste a Micene, dove, morti il re Stenelo e suo figlio Euristeo, cominciano ben presto i contrasti fra i due fratelli. Entrambi, infatti, aspirano a regnare su Micene. Tieste propone che il regno sia di colui che possieda un vello d’oro e Atreo è ben felice di accettare in quanto sa di possedere una pecora dotata del vello; tuttavia, al momento di mostrarla, non trova la pecora. Ed ecco un nuovo motivo di contrasto fra Atreo e Tieste: la moglie di Atreo, Erope, divenuta nel frattempo l’amante di Tieste, ha regalato all’amato la pecora del marito.

Zeus vede l’inganno e decide di aiutare Atreo: inverte il corso del sole facendo sì che esso nasca ad occidente e tramonti ad oriente; Atreo chiede ai Micenei di poter salire al trono quando il sole fosse tramontato ad est e in questo modo ottiene il regno ed esilia Tieste. Questi, tuttavia, cerca di vendicarsi del fratello, convincendo Plistene (un figlio che Atreo aveva avuto dal suo primo matrimonio con Cleola e che non conosceva il padre) ad uccidere Atreo, il quale, però, scoperto l’intrigo, uccide Plistene e solo dopo apprende di avere ucciso suo figlio.

E’ quindi il momento di una nuova vendetta: Atreo deve punire Tieste perché gli ha fatto uccidere il figlio e lo fa scegliendo una modalità davvero tremenda: invita Tieste a Micene con i suoi tre figli; uccide tutta la sua prole e la offre in pasto al padre, raccontandogli solo successivamente la verità.

Atreo-Tieste

Atreo dà in pasto i figli a Tieste

Tieste scappa via da Micene e si stabilisce a Sicione, dove sua figlia Pelopia (l’unica scampata alla strage voluta da Atreo), era sacerdotessa di Atena. Un oracolo aveva predetto a Tieste che, se avesse avuto un rapporto incestuoso con la figlia, sarebbe nato colui che avrebbe ucciso Atreo.  Tieste allora violenta Pelopia senza farsi riconoscere e dall’unione nasce un figlio di nome Egisto, colui che effettivamente ucciderà Atreo e farà  sì che Tieste salga sul trono di Micene.

Come muore Atreo?

Pelopia, dopo avere avuto il figlio, concepito in seguito all’unione incestuosa col padre,  lo abbandona su un monte dove però questo viene salvato da alcuni pastori. Pelopia sposa Atreo, il quale fa cercare Egisto, convinto che fosse suo figlio, abbandonato dalla madre a causa della depressione post partum, e, dopo averlo ritrovato, lo alleva come un figlio. Quando poi Egisto è cresciuto (alcune fonti dicono però che avesse solo sette anni)  Atreo manda Agamennone e Menelao a cercare Tieste, affinché possa ucciderlo e riconquistare il regno di Micene. Tieste fu condotto da Atreo, ed Egisto obbedisce alla richiesta di quest’ultimo di uccidere Tieste nel sonno, ma, mentre sta per colpirlo, Tieste  si sveglia e riconosce la spada che la figlia Pelopia gli aveva portato via la notte dello stupro. Egisto gli dice di averla avuta dalla madre e Tieste capisce che Egisto è il figlio nato dall’unione incestuosa: gli chiede pertanto di chiamare Pelopia e rivela ad entrambi la verità. Pelopia, sconvolta, si uccide con quella stessa spada ed Egisto con quella spada uccide Atreo e rimette al trono di Micene Tieste.

Che fine fa Tieste?

Tornato sul trono di Micene, Innanzitutto manda in esilio Agamennone e Menelao per impedire loro di contendergli il regno. Essi si rifugiano a Sparta da Tindaro, il quale muove con loro guerra a Micene ed impone a Tieste un esilio per sempre. Tieste si stabilisce a Citera e da allora non si sa più niente di lui. Egisto, invece, va in esilio presso il re della Focide Strofio, ne sposa una figlia, ma l’abbandona ben presto, per tornare a Micene e compiere la vendetta che gli cova sempre dentro.

Ma questo è un altro capitolo della saga, quello che vedrà coinvolti Agamennone,  Menelao ed Egisto.

 

 

 

 

Gli Atridi (prima parte): Tantalo e Pelope

Ecco il racconto degli episodi più importanti della vita di  Tantalo e Pelope, i progenitori degli Atridi a cui ho dedicato un primo post il 18 novembre



 

Anche chi è a digiuno di mitologia greca avrà sicuramente sentito pronunciare nella vita quotidiana, in relazione ad un impegno faticoso che sembra non avere mai fine, persino quando sembra arrivato il momento buono, l’espressione “Il supplizio di Tantalo”. 

tantalo

Il supplizio di Tantalo

Bene:  è da qui che parto.

Il Tantalo a cui si allude è proprio il figlio di Zeus che, in unione con la sposa Dione, generò Niobe e Pelope. Non proprio dio, ma neppure solamente uomo, spesso Tantalo frequentava gli dei, dai quali era ben accolto nell’Olimpo; fatto, questo, che lo inorgoglì non poco, al punto da spingerlo a sfidare gli immortali con numerosi atti riprovevoli ai quali, naturalmente, non poté che seguire una punizione divina esemplare.

Quali i misfatti di Tantalo? Per esempio riferiva ai mortali ciò che aveva sentito dire agli dei Immortali; obbligava il figlio Pelope a rubare il nettare e l’ambrosia divini per darli ai mortali; per mettere alla prova l’onniscienza degli dei, inoltre, uccise il figlio Pelope e, dopo avere fatto a pezzi le sue membra, le offrì in pasto agli dei. Questi ultimi, accortisi dell’inganno, non mangiarono le carni, fatta eccezione per Demetra che ne assaggiò la spalla. Ermes, poi, riportò alla vita Pelope e gli dei gli fornirono una spalla in avorio in sostituzione di quella che Demetra aveva mangiato. Ben presto, però, Pelope fu cacciato dall’Olimpo e rimandato sulla terra, perché gli dei si accorsero che Tantalo lo obbligava a rubare il nettare.

Per tutti i suoi atti malvagi, Tantalo fu punito dagli dei a soffrire eternamente la fame e la sete e, a questo scopo, fu collocato in un luogo pieno di acqua e frutti che, non appena lui si avvicinava, immediatamente si ritraevano.

Tornato sulla terra, Pelope sposò Ippodamia, la figlia del re Enomao di Elide, che il padre aveva promesso a chi lo avesse battuto nella corsa dei cocchi. E Pelope vinse grazie a due cavalli che gli erano stati regalati da Posidone e all’intervento di Ippodamia, la quale, nel vederlo, si era innamorata di lui ancor prima prima della gara e aveva fatto sì che l’auriga del padre danneggiasse il suo carro.

Pelope e Ippodamia

Da Pelope deriva il nome del Peloponneso, che egli conquistò quasi interamente.

Dal matrimonio con Ippodamia, il mito racconta che siano nati a Pelope sei tra figlie e figli, i più noti dei quali furono Atreo (il padre degli Atridi Agamennone e Menelao ) e Tieste.

Ma di Atreo e dei suoi rapporti col fratello Tieste parlerò un’altra volta.

 

 

 

 

La famiglia più famosa

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Spesso chi legge i miti greci resta un po’ disorientato di fronte alle migliaia di nomi, a volte molto simili, in cui si imbatte: facile confonderli, mescolare “storie” diverse, ipotizzare parentele sbagliate tra i personaggi e rapporti cronologici improbabili.

Ecco perché ho pensato di proporre oggi la presentazione della “famiglia” più famosa della mitologia greca, protagonista del mito troiano, noto soprattutto attraverso l’Iliade e l’Odissea.

La famiglia degli Atridi

 

In quanto figli di Atreo Agamennone e Menelao sono spesso indicati come Atridi.

 

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Capostipite della famiglia è Tantalo, ben noto per i cosiddetto “supplizio di Tantalo”, dal quale, fra gli altri, nacque Pelope, il padre di Atreo.

Pelope sposò Ippodamia ed ebbe da lei Atreo, Tieste, Pitteo e Plistene. Secondo alcuni Agamennone e Menelao sarebbero figli di quest’ultimo, ma secondo la versione più  nota del mito (Omero così ce lo tramanda) sono entrambi  figli di Atreo ed Aerope.

I due fratelli sposarono due sorelle, figlie di Leda: Agamennone sposò Clitennestra (figlia di Leda e Tindaro, suo marito) e Menelao sposò Elena (figlia di Leda e di Zeus, così come i Dioscuri Castore e Polluce).

Dal matrimonio di Agamennone e Clitennestra nacquero quattro figli: Ifigenia, Elettra, Oreste e Crisotemi; dalle nozze di Menelao con Elena nacque Ermione.

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Elettra ed Oreste

Ed ora guardate attentamente l’albero genealogico perché vi segnalo un’altra “parentela” che sicuramente non avevate mai notato: Agamennone e Menelao sono certamente cugini di Egisto (e questo, sicuramente, lo sapevate), essendo Egisto figlio di Tieste, fratello di Atreo; ma sono anche cugini di Etra, essendo Etra figlia di Pitteo (fratello di Atreo), la quale con Egeo generò Teseo; quindi Agamennone e Menelao erano anche secondi cugini di Teseo (e questo, forse, non lo sapevate) e Teseo era quindi cugino di Oreste e sorelle.

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teseo uccide il minotauro

 

Oreste sposò la cugina Ermione, Elettra sposò Pilade; di Crisotemi non sappiamo niente; di Ifigenia una versione del mito afferma che sposò Achille.

Questa è la famiglia degli Atridi; le storie che la riguardano le rinvio ad un’altra occasione.

Quanti “personaggi”!

Mi piace questa infografica che raccoglie i più noti (ma non ci sono certo tutti) personaggi del mito greco.

Pescherò fra questi nei miei prossimi post, ma non tralascerò gli altri.

Cliccaci sopra per ingrandirla.

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Il mito e i miti greci

Saluto tutti coloro che mi seguono e che da qualche tempo attendono i miei nuovi post con un articolo sulla mitologia greca, uno dei temi di cui mi occuperò in questa nuova fase.

Deciso!

luogi del mito

I luoghi del mito greco – Immagine tratta dal sito opflu.it

 

Che cos’è il mito? 

Come noi, anche gli antichi – e gli antichi greci tra questi – sentivano il  bisogno di cercare e trovare la spiegazione dei fatti che accadevano intorno a loro, che fossero fenomeni naturali – fulmini, terremoti, eclissi, eruzioni vulcaniche, epidemie – o tradizioni umane (leggi, riti, feste…). Oggi ci soccorrono le scienze, ma anticamente fu la fantasia degli uomini ad elaborare una serie di racconti che dessero ragione di questi avvenimenti.

Ecco, il mito è questo:

3 Poesia orale preomerica mito

Un racconto quasi “sacro”  intorno ad avvenimenti lontani e misteriosi, nato dal bisogno dell’uomo di spiegare l’origine delle cose ma anche di educare e trasmettere conoscenze alle generazioni, di capire i modi di agire propri e degli altri.

Tutti i popoli hanno elaborato miti e li hanno tramandati di generazione in generazione; i greci, in particolare, produssero un patrimonio ricchissimo di leggende che successivamente affascinò, così come tutta la loro cultura, anche i Romani, che arrivarono persino ad assimilare la maggior parte delle divinità greche alle proprie, cambiandone solo il nome:

Romani

Greci

Romani

Greci

 Venere  Afrodite Mercurio  Ermes
Minerva Atena  Marte  Ares
Giove  Zeus  Diana Artemide
 Giunone  Era  Febo  Apollo
 Nettuno  Poseidone  Vulcano Efesto

 

I miti greci vennero tramandati per secoli oralmente, ma anche quando si cominciò ad usare la scrittura, la trasmissione orale tardò a sparire. Gli aedi (i poeti che si spostavano di villaggio in villaggio e cantavano a memoria i principali miti, accompagnati dalla cetra) erano rispettati e venerati come sacerdoti ispirati dalla divinità.  Ben presto, però, agli aedi si associarono anche i rapsodi, i quali non componevano direttamente ma cantavano canti di altri, spesso dando loro una forma scritta, per aiutare la memoria davanti al pubblico.

Platone, nel dialogo IONE (è il nome di un cantore di Omero), esprime molto chiaramente il grande valore “divino” dell’aedo:

3 Poesia orale

3 Poesia orale 1

Per secoli, per tutta la durata del Medioevo Ellenico, la poesia che aveva per oggetto il mito fu tramandata oralmente.

3 Poesia orale preomerica2

Ma in seguito nacquero, con la scrittura, cicli di leggende, i cosiddetti poemi ciclici,  che raccoglievano in forma scritta tutto il patrimonio di leggende intorno al mito troiano, al mito tebano, agli Argonauti, al mito di Eracle… In gran parte questi poemi sono andati perduti , ma ce ne rimane traccia in numerose opere letterarie giunte fino a noi.

mappa-troiaCerto i miti non raccontano verità storiche, ma neppure sono esclusivamente fantastici: la guerra di Troia e l’inganno del cavallo di legno sicuramente non sono episodi  veri, ma Troia esistette davvero e l’archeologia ne ha rinvenuto le tracce sulla collina di Hissarlik in Turchia. Anche i miti di viaggi (come quello degli Argonauti) ricordano  le attività commerciali per mare dei navigatori greci, pur non essendo realmente esistiti Giasone e i suoi compagni. I miti, quindi, in forma poetica, rinviano in qualche modo a fatti storici lontani.

 

edipoIl fascino esercitato nei secoli dalla mitologia greca è stato straordinario: anche la moderna psicologia ha fatto man bassa di termini e storie mitologiche: il complesso di Edipo freudiano attinge al mito tebano di Edipo, figlio di Laio e Giocasta; il termine Narcisismo deriva dal bellissimo giovane Narciso che si innamorò di se stesso…

Beh… Anch’io sono stata sempre affascinata dai miti greci. Ed anche le giovani generazioni amano i miti. Per questo ho deciso di dedicare parte del mio tempo, dei miei studi, e del mio blog, a questo argomento. I miti greci sono tanti: non ci sarà che l’imbarazzo della scelta.

A presto, quindi.

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