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Educare i giovani nella loro interezza: creatività e talenti personali

A seguito della conversazione svoltasi in classe mercoledì scorso, propongo alla Quarta un video (peraltro molto divertente… vedrete) sull’argomento di cui abbiamo parlato: valorizzare la creatività, le attitudini, i talenti dei bambini/adolescenti, perché si realizzino nel futuro al meglio delle loro potenzialità.

Il video è in inglese ma è sottotitolato in italiano. Dura 20 minuti. Sarebbe interessante sentire le vostre riflessioni.

N.B. Il “conferenziere” è davvero straordinario e coinvolgente.

 

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La severità – Quintiliano

Quintiliano

Ecco, per la Terza, la traduzione del brano di Quintiliano proposto stamattina in classe:

 

 

Le qualità naturali dei ragazzi talvolta si deprimono per l’eccessiva severità del castigo; infatti essi perdono la fiducia e soffrono e finiscono per provare odio e, cosa che è sommamente dannosa, mentre hanno paura di tutto, non osano (far) nulla. E questo è noto anche ai contadini, che ritengono che con i teneri virgulti non si debba usare la falce, perché sembra che essi abbiano paura del ferro e non siano ancora in grado di sopportare una cicatrice. Dunque soprattutto allora (= quando castiga) il maestro dev’essere ben disposto, perché i correttivi, che altrimenti risultano duri per natura, siano mitigati con mano leggera: (egli deve) lodare alcuni risultati, sopportarne altri anche correggerne (alcuni), dopo avere reso conto del motivo per cui ciò viene fatto (e) abbellire (un periodo) aggiungendovi qualcosa di suo. Qualche volta sarà utile anche questo: che il maestro stesso detti tutti i temi, perché il ragazzo li imiti e intanto li ami come suoi…  D’altra parte le correzioni devono tener conto dell’etá dei ragazzi e il (loro) comportamento deve essere giudicato e corretto in rapporto alle (loro) capacità. Io ero solito dire ai ragazzi che si erano permessi qualche eccesso di libertá e di esuberanza che per il momento lo approvavo, (ma che) sarebbe venuto il momento in cui non lo avrei piú permesso così, mentre si rallegravano delle loro qualità naturali, non erano tratti in inganno nel giudicarle

 

Una riflessione sul sistema educativo

Mi piacerebbe sapere che cosa ne pensiate.

Si chiama: I paradigmi mentali. Lui è Ken Robinson.

E’ un video in inglese, ma è doppiato in italiano… molto interessante. Aiuta a riflettere sui modelli di educazione a cui sono sottoposti gli studenti in quest’epoca.

Dura solo una decina di minuti.

Scrivete le vostre impressioni, anche solo su una delle sue considerazioni.

Propongo anche (giusto per gli appassionati dell’inglese) la versione in lingua originale, sottotitolata.

Quintiliano

Alcuni brani dell’ Institutio Oratoria di Quintiliano, dedicati alla pedagogia, sono stati già pubblicati in questo blog in diverse occasioni.

Consiglio alle alunne e agli alunni della terza di rivederseli (perché no anche nel testo originale),  e di integrare quindi con essi la conoscenza che hanno dell’autore e dell’opera.

Possono trovarli, in successione, cliccando su QUINTILIANO tra i TAG a destra (ARGOMENTI DEGLI ARTICOLI) o, naturalmente, digitando QUINTILIANO su CERCA NEL BLOG.

Buone maniere in classe

Quintiliano

Non bisogna concedere affatto ai ragazzi il permesso di alzarsi e saltare quando elogiano le prove altrui, come invece accade nella maggior parte delle classi: anzi, anche quelli sui vent’anni quando ascolteranno, dovranno reagire compostamente. Così accadrà che l’allievo penda dal giudizio del maestro, e creda d’aver esposto bene ciò che dal maestro sarà approvato. In vero, quella sbagliatissima abitudine, che ormai chiamano cortesia, di lodarsi vicendevolmente qualsiasi intervento, non solo è poco decorosa e ipocrita e non ha nulla a che fare con le scuole serie, ma è anche nemica pericolosissima degli studi: se c’è pronto l’elogio per qualsiasi parola esca di bocca, diligenza e fatica appaiono del tutto inutili.

Quintiliano, Institutio oratoria II, 9-10

Testo originale

Minime uero permittenda pueris, ut fit apud plerosque, adsurgendi exultandique in laudando licentia: quin etiam iuuenum modicum esse, cum audient, testimonium debet. Ita fiet ut ex iudicio praeceptoris discipulus pendeat, atque id se dixisse recte quod ab eo probabitur credat. Illa uero uitiosissima, quae iam humanitas uocatur, inuicem qualiacumque laudandi cum est indecora et theatralis et seuere institutis scholis aliena, tum studiorum perniciosissima hostis: superuacua enim uidentur cura ac labor parata quidquid  effuderint laude.

Quasi tutti i bambini sono adatti allo studio

Quintiliano

Dunque, quando gli nasce un figlio, il padre, prima di tutto, riponga in lui le migliori speranze possibili: così fin dal principio sarà più diligente. E’ falsa, infatti, la lamentela secondo la quale a pochissimi uomini è concessa la facoltà di imparare ciò che viene loro insegnato, e che i più, a causa della lentezza nel comprendere, sprecano fatica e tempo. Infatti, al contrario, puoi trovarne di più sia pronti nel comprendere sia pronti ad imparare. Perché ciò è naturale per l’uomo, e come gli uccelli sono generati per il volo, i cavalli per la corsa, le fiere per la ferocia, così a noi è propria l’attività e la perspicacia della mente.

Quintiliano, Institutio oratoria 1. 1-3


Testo originale

Igitur nato filio pater spem de illo primum quam optimam capiat: ita diligentior a principiis fiet. Falsa enim est querela, paucissimis hominibus vim percipiendi quae tradantur esse concessam, plerosque vero laborem ac tempora tarditate ingenii perdere. Nam contra plures reperias et faciles in excogitando et ad discendum promptos. Quippe id est homini naturale, ac sicut aves ad volatum, equi ad cursum, ad saevitiam ferae gignuntur, ita nobis propria est mentis agitatio atque sollertia.

Studio, riposo e gioco

Quintiliano

Occorre tuttavia concedere a tutti un po’ di riposo […]. Così una volta rigenerati e freschi di energie (i bambini) dedicano all’apprendimento più forze e nello stesso tempo una mente più acuta, che recalcitra in certo qual modo alle costrizioni. E non mi troverebbe sfavorevole neanche il gioco nei bambini (anche questo è segno di vitalità), nè d’altra parte potrei sperare che si mostrasse dotato di una mente recettiva riguardo a ciò che studia quel bambino che fosse musone e sempre in disparte, dal momento che resta inerte anche in quello slancio che dovrebbe essere particolarmente naturale a quella età. I momenti di riposo tuttavia debbono avere una certa misura, per evitare che, se negati, suscitino avversione per lo studio oppure, se concessi in modo eccessivo, provochino una abitudine all’ozio.

Quintiliano, Institutio oratoria, III, 8-11


Testo originale


Danda est tamen omnibus aliqua remissio (…). Itaque et virium plus adferunt ad discendum renovati ac recentes et acriorem animum, qui fere necessitatibus repugnat. Nec me offenderit lusus in pueris (est et hoc signum alacritatis), neque illum tristem semperque demissum sperare possim erectae circa studia mentis fore, cum in hoc quoque maxime naturali aetatibus illis impetu iaceat.
Modus tamen sit remissionibus, ne aut odium studiorum faciant negatae aut otii consuetudinem nimiae.

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