Archive for the ‘Riflessioni’ Category

Come ci sono arrivati i tragici greci

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Le tragedie pervenuteci dall’antichità sono davvero poche. Conosciamo, infatti, solo tre nomi di tragici greci: Eschilo, Sofocle e Euripide. È sicuro che ve ne fossero molti altri ad Atene e forse fuori d’Atene, e le opere dei tre massimi tragici erano rappresentate anche nel mondo coloniale, come per esempio a Siracusa. Non solo, dunque, la nostra conoscenza della tragedia greca è ridotta a tre nomi, ma di ognuno di essi sono leggibili soltanto pochissime tragedie: sette per ciascuno, con un’eccezione fortuita per Euripide, di cui parleremo. Da dove inizia questa lunga e inesorabile “scrematura” delle tragedie greche?

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17 maggio – Giornata mondiale contro l’omofobia

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Le studentesse e gli studenti devono essere formati per essere cittadine e cittadini responsabili e rispettosi dei diritti di ciascuna persona. A scuola dobbiamo creare, attraverso le nuove generazioni, una società di pari opportunità, di uguali diritti, di rispetto e di libertà, in cui ciascuna e ciascuno senta di potersi esprimere senza condizionamenti”. Così la Ministra dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca, Valeria Fedeli, nella Giornata internazionale contro l’omofobia istituita con la risoluzione del Parlamento Europeo del 26 aprile 2007

Leggi il resto dell’articolo da Orizzonte Scuola

Sul ruolo della scuola nella lotta, leggi anche dal Corriere della Sera

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Leggi anche da La Repubblica (dove troverai anche un video che illustra le origini della Giornata Mondiale del 17 maggio)

28 aprile 1794: “Sa die…”

Ecco perché oggi siamo a casa e non a scuola:

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Il 28 aprile 1794 la sommossa dei Vespri Sardi costrinse alla fuga da Cagliari il vicerè e i funzionari sabaudi.

Il tema di Antonio Gramsci

gramscibambinoIl tema proposto ad Antonio Gramsci in Quinta elementare era questo:

”Se un tuo compagno benestante e molto intelligente ti avesse espresso il proposito di abbandonare gli studi, che cosa gli rispon­deresti?”

Ghilarza, addì 15 luglio 1903

Carissimo amico,

Poco fa ricevetti la tua carissima lettera, e molto mi rallegra il sapere che tu stia bene di salute.

Un punto solo mi fa stupire di te; dici che non ripren­derai più gli studi, perché ti sono venuti a noia. Come, tu che sei tanto intelli­gente, che, grazie a Dio, non ti manca il necessario, tu vuoi abbandonare gli studi?

Dici a me di far lo stesso, perché è molto meglio scorrazzare per i campi, andare ai balli e ai pubblici ritrovi, anziché rinchiudersi per quattro ore al giorno in una camera, col maestro che ci predica sempre di studiare perché se no reste­remo zucconi. Ma io, caro amico, non potrò mai abbandonare gli studi che sono la mia unica speranza di vivere onoratamente quando sarò adulto, perché come sai, la mia famiglia non è ricca di beni di fortuna.

Quanti ragazzi poveri ti invidiano, loro che avrebbero voglia di studiare, ma a cui Dio non ha dato il necessario, non solo per studiare, ma molte volte, neanche per sfamarsi.

Io li vedo dalla mia finestra, con che occhi guardano i ragazzi che passano con la cartella a tracolla, loro che non possono andare che alla scuola serale.

Tu dici che sei ricco, che non avrai bisogno degli studi per camparti, ma bada al proverbio “l’ozio è il padre dei vizi.”

Chi non studia in gioventù se ne pentirà amaramente nella vecchiaia. Un rovescio di fortuna, una lite perduta, possono portare alla miseria il più ricco degli uomini. Ricordati del signor Fran­cesco; egli era figlio di una famiglia abbastanza ricca; passò una gioventù brillan­tissima, andava ai teatri, alle bische, e finì per rovinarsi completamente, ed ora fa lo scrivano presso un avvocato che gli da sessanta lire al mese, tanto per vivacchiare.

Questi esempi dovrebbero bastare a farti dissuadere dal tuo proposito.

Torna agli studi, caro Giovanni, e vi troverai tutti i beni possibili.

Non pigliarti a male se ti parlo col cuore alla mano, perché ti voglio bene, e uso dire tutto in faccia, e non adularti come molti.

Addio, saluta i tuoi genitori e ricevi un bacio dal

Tuo aff.mo amico Antonio

Antonio Gramsci

I social nella didattica: facciamoli entrare

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Per tanto/troppo tempo li abbiamo criticati e “condannati”, abbiamo rimproverato le nostre studentesse e i nostri studenti per l’uso eccessivo che ne fanno… Io stessa, a dire il vero, ho “sbraitato” più di una volta… Ora, come molti, anch’io credo che occorra smetterla di assumere questo atteggiamento censorio nei confronti dei social e che sia più opportuno, invece, integrare nella didattica le enormi potenzialità di questi “nuovi” (ormai neppure più tanto) strumenti di comunicazione-condivisione.

Consiglio pertanto agli insegnanti la lettura di questo articolo e la presa in considerazione dei suggerimenti che propone.

Da IMPARADIGITALE (CLICCA QUI)

Oggi il padlet su Nonni in rete

Potete dare ai vostri “nonni digitali” acquisiti il link al padlet con i vostri pensieri. Contiene anche il video di Elisa e Luca.

Sarà bello per loro conservare anche questo ricordo oltre agli altri che si porteranno dentro.

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Padlet per “Nonni in Rete”

padlet nonni.JPG

Come preannunciato, ho creato un padlet nel quale inserire le vostre foto e le vostre testimonianze sul vostro coinvolgimento in “Nonni in rete”.

Vi ho spedito via mail link e password d’accesso.

Ognuno di voi inserisca un pensiero riguardo alla propria esperienza (non tutti uguali, mi raccomando!!!): che cosa ha provato, che cosa ha imparato, come sono stati i nonni, se rifarebbe l’esperienza e perché, il rapporto che si è creato con i nonni e tra i compagni, i nonni hanno imparato qualcosa?…. Insomma…. una di queste riflessioni da fare ce l’avrete tutti!!!

Scrivete e firmate il post (anche solo nome, se preferite) ed inserite almeno una (ma non più di due) foto di voi e il vostro nonno.

Infine mi piacerebbe, come vi ho già detto, che creaste un breve video di sintesi della vostra esperienza. Una volta concluso (lo potreste fare al prossimo ultimo incontro) lo posterete nel padlet.

Aspetto che cominciate a postare oggi o, al massimo, domani

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