Quintiliano e la sua opera

quintilianoPropongo la traduzione (e il testo originale) della versione di Quintiliano tradotta dalla Quinta:

Il primo libro conterrà ciò che precede il lavoro del retore; tratterò nel secondo i primi elementi presso il retore e ciò che riguarda l’essenza stessa della retorica. I cinque seguenti saranno dedicati all’inventio, e a questa si aggiunge la dispositio, quattro all’elocutio, nel cui ambito poi si collocano anche la memoria e il modo di porgere. Se ne aggiungerà uno, nel quale devo trattare proprio dell’oratore ideale: qui discuterò quali siano i suoi costumi, quale il suo metodo nell’assumere, nell’approfondire e nel trattare le cause, quale stile di eloquenza, quando debba finire di fare l’oratore e di quali studi occuparsi dopo la fine, per quanto potranno i miei limiti. A tutti questi argomenti sarà variamente mescolata, secondo quanto ogni singolo punto della trattazione richiederà, una forma di insegnamento che istruisca gli studiosi non solo nella conoscenza di quei soli aspetti che alcuni hanno definito arte e che interpreti, per così dire, il diritto stesso della retorica,   ma che contribuisca invece ad alimentare la capacità di interloquire e ad accrescere le forze della parola. (…) Perciò non ho inserito in questi dodici libri una visione ristretta, come fanno i più, ma qualunque cosa ritenevo utile a formare l’oratore, con l’intenzione di mostrarla in breve: infatti se cercassi di scrivere tutto ciò che si può dire di ogni cosa, non ci sarebbe una fine per l’opera.

Testo originale

quintilianoNam liber primus ea quae sunt ante officium rhetoris continebit. Secundo prima apud rhetorem elementa et quae de ipsa rhetorices substantia quaeruntur tractabimus. Quinque deinceps inuentioni et huic et dispositio subiungitur, quattuor elocutioni, in cuius partem et memoria ac pronuntiatio ueniunt, dabuntur. Vnus accedet in quo nobis orator ipse informandus est: ubi qui mores eius, quae in suscipiendis discendis agendis causis ratio, quod eloquentiae genus, quis agendi debeat esse finis, quae post finem studia, quantum nostra ualebit infirmitas disseremus. His omnibus admiscebitur, ut quisque locus postulabit, docendi ratio quae non eorum modo scientia quibus solis quidam nomen artis dederunt studiosos instruat et, ut sic dixerim, ius ipsum rhetorices interpretetur, sed alere facundiam, uires augere eloquentiae possit. (…) Ideoque nos non particulam illam, sicuti plerique, sed quidquid utile ad instituendum oratorem putabamus in hos duodecim libros contulimus, breuiter omnia demonstraturi: nam si quantum de quaque re dici potest persequamur, finis operis non reperietur.

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