Seneca – Le buone letture

Pubblico la traduzione del brano di Seneca proposto alla Quinta  come compito in classe:

SenecaDa ciò che tu mi scrivi e da ciò che sento dire m’induco a sperar bene di te. Non sei di quelli che continuamente si muovono e si agitano nel cambiare luogo. Questo continuo agitarsi è proprio di animo malato, ed io considero primo segno di uno spirito ben composto e ordinato la capacità di restare fermo e raccolto in se stesso. Però sta attento che anche codesta lettura di molti autori e di libri d’ogni genere non sia già una forma di andare vagando senza stabile sede. Bisogna che tu ti fermi a prendere contatto con alcuni sicuri ingegni e cercare in essi il tuo alimento se vuoi trarne qualche cosa che rimanga fedelmente amico nel tuo animo. Chi è in ogni luogo finisce per essere in nessuno. Chi passa la vita in un peregrinare senza posa fa bensì molte conoscenze ma nessuna vera amicizia. E necessariamente lo stesso avviene a coloro che non studiano sul serio un autore in modo da renderselo famigliare, ma li scorrono tutti frettolosamente. Non si assimila e non giova il cibo che appena preso viene messo fuori: niente impedisce tanto di riacquistare la sanità quanto cambiare continuamente i rimedi: non si cicatrizza la ferita alla quale si applicano varie medicature, non cresce vigoroso un albero se viene troppo spesso trapiantato; ed anche una cosa utilissima in un passeggero contatto non riesce a portare giovamento.

 Testo originale

Seneca

Ex iis quae mihi scribis et ex iis quae audio bonam spem de te concipio: non discurris nec locorum mutationibus inquietaris. Aegri animi ista iactatio est: primum argumentum compositae mentis existimo posse consistere et secum morari. Illud autem vide, ne ista lectio auctorum multorum et omnis generis voluminum habeat aliquid vagum et instabile. Certis ingeniis immorari et innutriri oportet, si velis aliquid trahere quod in animo fideliter sedeat. Nusquam est qui ubique est. Vitam in peregrinatione exigentibus hoc evenit, ut multa hospitia habeant, nullas amicitias; idem accidat necesse est iis qui nullius se ingenio familiariter applicant sed omnia cursim et properantes transmittunt. Non prodest cibus nec corpori accedit qui statim sumptus emittitur; nihil aeque sanitatem impedit quam remediorum crebra mutatio; non venit vulnus ad cicatricem in quo medicamenta temptantur; non convalescit planta quae saepe transfertur; nihil tam utile est ut in transitu prosit.
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