A Delia, Tibullo

tibullo(…)

Io, mia Delia, non inseguo la gloria:

pur di restare con te non m’importa

che mi chiamino incapace e indolente.

Voglio specchiarmi in te quando verrà la morte

e in fin di vita tenerti con la mano che s’abbandona.

Mi piangerai, Delia, e composto sul letto del rogo

coi baci verserai lacrime amare.

Mi piangerai: il tuo petto non è cinto di ferro,

nel tuo tenero cuore non hai infissa una pietra.

Da quel funerale non ci saranno giovani,

né fanciulle che possano tornare a casa

senza lacrime agli occhi. E tu, mia Delia,

non contristare la mia ombra, abbi pietà:

non sciogliere i capelli, risparmia le tue morbide guance.

Intanto, finché il fato lo consente,

facciamo insieme l’amore: presto verrà la morte,

col capo coperto di tenebre, presto subentrerà

l’età dell’impotenza, e coi capelli bianchi

non sarà piú decoroso l’amore

o blandirsi a parole. Ora, ora è il tempo

di darci senza pensieri all’amore,

finché non è vergogna infrangere le porte

e dolce è intrecciare litigi. In questo campo

io sono condottiero e soldato valente;

voi, trombe e vessilli, sparite, via:

a chi ama l’avventura procurate ferite

e con queste la ricchezza. Io, spensierato,

col mio raccolto nel granaio,

riderò dei ricchi, riderò della fame.

Tibullo, I,1

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