Archive for 12 dicembre 2013

Dal De otio di Seneca

Pubblico per la Quinta la traduzione del brano di Seneca (De otio VII) proposto all’ultimo compito in classe.

Seneca

Seneca

Inoltre, tre sono i generi di vita, tra i quali si è soliti indagare quale sia il migliore: uno è dedicato al piacere, l’altro alla contemplazione, il terzo all’azione. Abbandonata la contesa, deposto l’odio implacabile  che abbiamo dichiarato a coloro che seguono vie diverse, vediamo che  tutte queste cose, (sia pure) sotto diverso titolo, giungano allo stesso risultato: non quello che approva il piacere è senza contemplazione, né quello che si dedica alla contemplazione è senza piacere, né chi conduce una vita destinata all’agire è senza contemplazione.  “ma c’è una bella differenza” dici “se  una cosa sia lo scopo o l’aggiunta di un secondo fine”. Ammesso ci sia una grande differenza, tuttavia l’uno non c’è senza l’altro: quello non si applica senza agire, né quello agisce senza contemplazione, né il terzo, sul quale noi abbiamo condiviso un pessimo giudizio, approva un piacere inattivo ma quello che con raziocinio rende stabile a se stesso: così anche questa scuola dedita al piacere è anche nell’agire. Perché non potrebbe essere, quando lo stesso Epicuro dice che una volta rinuncerà al piacere e si accosterà al dolore? Dove mira questo discorso? Affinché diventi manifesto che a tutti piace la contemplazione; altri la cercano, per noi questa (è) un luogo, non un approdo.

Testo latino

Seneca

Seneca

Praeterea tria genera sunt vitae, inter quae quod sit optimum quaeri solet: unum voluptati vacat, alterum contemplationi, tertium actioni. Primum, deposita contentione  depositoque odio quod inplacabile diversa sequentibus indiximus, videamus ut haec omnia ad idem sub alio atque alio titulo perveniant: nec ille qui voluptatem probat sine contemplatione est, nec ille qui contemplationi inseruit sine voluptate est, nec ille cuius vita actionibus destinata est sine contemplatione est. “Plurimum” inquis “discriminis est utrum aliqua res propositum sit an propositi alterius accession”. Sit sane grande discrimen, tamen alterum sine altero non est: nec ille sine actione contemplatur, nec hic sine contemplatione agit, nec ille tertius, de quo male existimare consensimus, voluptatem inertem probat sed eam quam ratione efficit firmam sibi; ita et haec ipsa voluptaria secta1 in actu est. Quidni in actu sit, cum ipse dicat Epicurus aliquando se recessurum a voluptate, dolorem etiam adpetiturum? (…). Quo pertinet haec dicere? ut appareat contemplationem placere omnibus; alii petunt illam, nobis haec statio, non portus est.

Segue net galateo

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Ecco il seguito del post di ieri:

“L’educazione britannica è rinomata nel mondo ma le tecnologie, stando a questi dati, sono una minaccia per il comportamento. Per questo abbiamo pensato che queste buone maniere come le altre andassero insegnate”, aggiunge ancora la Ruel. “Dalle ricerche risulta che i ragazzi hanno bisogno di diversificarsi al di là dei successi accademici. E molti non sanno distinguere tra situazioni formali e informali. Non bastano ottimi curriculum per farsi spazio nel mondo del lavoro se poi si pecca in “social intelligence””, spiega la direttrice del corso aperto ad una fascia d’età compresa tra i 21 e i 30 anni: “È il gap d’età più delicato tocca i ragazzi più abituata all’utilizzo di smartphone e computer e che parallelamente si affacciano per la prima volta nel mondo del lavoro”. Così per mille sterline (di certo non si può dire sia economico) e un fine settimana “full immersion” nelle buone maniere “tech” si impara, a parte l’ovvio divieto di postare foto compromettenti, che in azienda il cellulare ha dei divieti: mai fare phubbing (incrocio tra phone e snubbing) ossia rispondere alle mail e sms ignorando chi ci sta di fronte, spegnerlo durante un colloquio, mai usare sms per parlare ad un capo o per comunicare brutte notizie, tantomeno per chiedere un giorno di malattia.

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