Archive for dicembre 2013

Buon Natale

Giacché oggi è il mio giorno libero, mentre per voi è l’ultimo giorno di lezione, non potendovi salutare di persona, dedico questo post agli Auguri, che estendo anche alle vostre famiglie:

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Per il rientro

avvisi6compitiRiassumo qui le indicazioni date alle classi relativamente alle attività previste nella settimana del rientro:

Per la II:

Assegnate due versioni da tradurre (n. 1 pag. 34 e n. 2 pag. 35)

  • Mercoledì 8 gennaio: test grammaticale (su futuro, temi verbali, pronomi indefiniti, numerali)

Per la III:

  • Assegnate due versioni (latino: n. 6 pag. 161; greco: n. 231 pag. 316)
  • Martedì 7 gennaio: test di letteratura latina (Il poema epico arcaico e Plauto)
  • Venerdì 10 gennaio: test di letteratura greca (Omero minore ed Esiodo)

Per la V:

  • Assegnate due versioni (latino: n. 228 pag. 277 – greco: n. 242 pag. 254)
  • Mercoledì 8 gennaio: test di letteratura greca (Polibio e Apollonio Rodio)
  • Lunedì 13 gennaio: test di letteratura latina (Petronio, Lucano, Persio)

Il resto dell’orario resterà invariato.

Il teatro classico

videoVi propongo un video sul teatro classico, introdotto dal professor Ettore Paratore, con l’ausilio di alcune scene tratte da opere di Aristofane, Euripide, Plauto e Seneca. Il video illustra il rapporto e le differenze esistenti tra il teatro greco e il teatro romano nelle forme della commedia e della tragedia.

Clicca qui

Paratore pone l’accento sul significato profondo del teatro, e in particolar modo della tragedia, nella società greca. Qui la drammaturgia esprimeva gli ideali più profondi della vita spirituale della comunità; nel teatro romano, invece, che sfruttava copioni e tradizioni greche, il teatro non era espressione diretta della spiritualità di un mondo, ma tendeva piuttosto all’effetto teatrale.

Sciopero CTM

autobus1Per chi di voi non frequenta il sito della scuola, e comunque – pur essendo parte interessata – non fosse informato, pubblico la comunicazione urgente relativa allo sciopero del CTM previsto per lunedì 16 dicembre:

A causa di uno sciopero proclamato dalle Associazioni sindacali di categoria del trasporto pubblico, a far corso dalle ore 12.00, il giorno Lunedì 16 Dicembre p.v. non è garantito il servizio sulla tratta di rientro (Besta – v. Cugia).

Il servizio sarà invece attivo con i consueti orari nella corsa di andata.

Dal De Bello Gallico di Cesare

Pubblico per la III la traduzione del brano di Cesare (De Bello Gallico IV) proposto all’ultimo compito in classe .

Giulio Cesare

Giulio Cesare

I barbari, avuta notizia del piano dei Romani, mandata avanti la cavalleria e seguendo con il resto delle truppe, impedivano ai nostri di sbarcare. La difficoltà era enorme per questi motivi: perché le navi, a causa della loro mole, non potevano fermarsi se non in alto mare, mentre  i soldati dovevano scendere dalle navi, stare in mezzo alle onde e combattere con i nemici, con le mani impedite, oppressi dal grande peso delle armi; mentre i barbari, con tutte le membra libere, lanciavano dardi audacemente ed incitavano i cavalli abituati. I nostri, spaventati da questi fatti e del tutto  insesperti di questo genere di battaglia, non si avvalevano della stessa audacia e dello stesso impegno del quale erano soliti valersi nei combattimenti  di terra. Quando Cesare si rese conto di ciò, ordinò che le navi lunghe (da guerra), il cui aspetto era per i barbari troppo inusuale, si allontanassero un poco dalle navi da carico e che accelerassero coi remi e si ponessero al lato scoperto dei nemici e di lì i nemici fossero respinti con frecce.

Testo latino

At barbari consilio Romanorum cognito, praemisso equitatu et reliquis copiis subsecuti, nostros navibus egredi prohibebant. Erat ob has causas summa difficultas, quod naves propter magnitudinem nisi in alto constitui non poterant, militibus autem erat de navibus desiliendum  et in fluctibus consistendum et cum hostibus pugnandum, impeditis manibus, gravi onere armorum pressis;  cum illi , omnibus membris expeditis, audacter tela conicerent et equos insuefactos incitarent. Quibus rebus nostri perterriti atque huius omnino generis pugnae imperiti, non eadem alacritate ac studio utebantur, quo in pedestribus proeliis uti consuerant.  Quod ubi Caesar animadvertit, naves longas, quarum species erat barbaris inusitatior, paulum removeri ab onerariis navibus iussit et remis incitari et ad latus apertum hostium constitui atque inde sagittis hostes propelli.

Dal De otio di Seneca

Pubblico per la Quinta la traduzione del brano di Seneca (De otio VII) proposto all’ultimo compito in classe.

Seneca

Seneca

Inoltre, tre sono i generi di vita, tra i quali si è soliti indagare quale sia il migliore: uno è dedicato al piacere, l’altro alla contemplazione, il terzo all’azione. Abbandonata la contesa, deposto l’odio implacabile  che abbiamo dichiarato a coloro che seguono vie diverse, vediamo che  tutte queste cose, (sia pure) sotto diverso titolo, giungano allo stesso risultato: non quello che approva il piacere è senza contemplazione, né quello che si dedica alla contemplazione è senza piacere, né chi conduce una vita destinata all’agire è senza contemplazione.  “ma c’è una bella differenza” dici “se  una cosa sia lo scopo o l’aggiunta di un secondo fine”. Ammesso ci sia una grande differenza, tuttavia l’uno non c’è senza l’altro: quello non si applica senza agire, né quello agisce senza contemplazione, né il terzo, sul quale noi abbiamo condiviso un pessimo giudizio, approva un piacere inattivo ma quello che con raziocinio rende stabile a se stesso: così anche questa scuola dedita al piacere è anche nell’agire. Perché non potrebbe essere, quando lo stesso Epicuro dice che una volta rinuncerà al piacere e si accosterà al dolore? Dove mira questo discorso? Affinché diventi manifesto che a tutti piace la contemplazione; altri la cercano, per noi questa (è) un luogo, non un approdo.

Testo latino

Seneca

Seneca

Praeterea tria genera sunt vitae, inter quae quod sit optimum quaeri solet: unum voluptati vacat, alterum contemplationi, tertium actioni. Primum, deposita contentione  depositoque odio quod inplacabile diversa sequentibus indiximus, videamus ut haec omnia ad idem sub alio atque alio titulo perveniant: nec ille qui voluptatem probat sine contemplatione est, nec ille qui contemplationi inseruit sine voluptate est, nec ille cuius vita actionibus destinata est sine contemplatione est. “Plurimum” inquis “discriminis est utrum aliqua res propositum sit an propositi alterius accession”. Sit sane grande discrimen, tamen alterum sine altero non est: nec ille sine actione contemplatur, nec hic sine contemplatione agit, nec ille tertius, de quo male existimare consensimus, voluptatem inertem probat sed eam quam ratione efficit firmam sibi; ita et haec ipsa voluptaria secta1 in actu est. Quidni in actu sit, cum ipse dicat Epicurus aliquando se recessurum a voluptate, dolorem etiam adpetiturum? (…). Quo pertinet haec dicere? ut appareat contemplationem placere omnibus; alii petunt illam, nobis haec statio, non portus est.

Segue net galateo

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Ecco il seguito del post di ieri:

“L’educazione britannica è rinomata nel mondo ma le tecnologie, stando a questi dati, sono una minaccia per il comportamento. Per questo abbiamo pensato che queste buone maniere come le altre andassero insegnate”, aggiunge ancora la Ruel. “Dalle ricerche risulta che i ragazzi hanno bisogno di diversificarsi al di là dei successi accademici. E molti non sanno distinguere tra situazioni formali e informali. Non bastano ottimi curriculum per farsi spazio nel mondo del lavoro se poi si pecca in “social intelligence””, spiega la direttrice del corso aperto ad una fascia d’età compresa tra i 21 e i 30 anni: “È il gap d’età più delicato tocca i ragazzi più abituata all’utilizzo di smartphone e computer e che parallelamente si affacciano per la prima volta nel mondo del lavoro”. Così per mille sterline (di certo non si può dire sia economico) e un fine settimana “full immersion” nelle buone maniere “tech” si impara, a parte l’ovvio divieto di postare foto compromettenti, che in azienda il cellulare ha dei divieti: mai fare phubbing (incrocio tra phone e snubbing) ossia rispondere alle mail e sms ignorando chi ci sta di fronte, spegnerlo durante un colloquio, mai usare sms per parlare ad un capo o per comunicare brutte notizie, tantomeno per chiedere un giorno di malattia.

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