Archive for marzo 2010

In alto loco

Continua la rassegna delle “eredità latine”:

In alto loco

“In alto luogo”

nel senso di “ai vertici del potere“, “nella stanza dei bottoni

Perifrasi per alludere a importanti personaggi

Es. “Ha amicizie in alto loco”, “In alto loco hanno deciso così”

In fieri

“In divenire”

Detto di una cosa, di un progetto, di un’impresa che non sono completati e si stanno ancora svolgendo.

Es. “Sto arredando la casa… vieni a vederla… anche se è ancora tutto in fieri

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Parlo Latino

Da oggi inauguro una nuova categoria di interventi.

La chiamerò “Parlo Latino”.

L’intento è quello di farvi notare che nel nostro parlare quotidiano usiamo frequentemente parole, addirittura intere espressioni, latine (ma anche proverbi e modi di dire), spesso senza neanche rendercene conto.

Comincio con:

Gratis

Usato nel senso di “senza esborso di denaro” è il contrario di “a pagamento”.

Gratis è l’ablativo plurale di gratia (grazia, favore), forma sincopata di gratiis. Quindi il significato è: “per le grazie”, “per i favori”; talvolta anche con l’aggiunta di “et amore dei”: Gratis et amore Dei (“per grazia e per amore di Dio”).

Quando si dà o si riceve qualche cosa senza che chi riceve sia tenuto a pagare il donatore, quasi ricevesse per grazia di Dio.


Horror vacui

“Orrore del vuoto”

Riferito a chi, per esempio, riempie tutti gli spazi delle pareti di quadri, la casa di mobili, i mobili di soprammobili, le pagine del quaderno di scrittura etc, per “paura del vuoto”.

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Nuovi video

La MEDIATECA si arricchisce di altri ricordi.

Ho inserito oggi una raccolta di foto del nostro viaggio d’istruzione in Tunisia, svoltosi nello scorso anno scolastico.

Nella forma è un piccolo video (come quello di Praga), ma è diviso in due parti perché sia più rapido il download.

Ho dovuto fare una scelta drastica fra le migliaia di foto che abbiamo scattato, ma spero di avere inserito le più significative. Pazienza se non compaiono tutte 🙂

Ricordate ai vostri genitori di firmare la liberatoria.

New Entry

Ho pubblicato nella BIBLIOTECA due nuove commedie di Plauto:

Miles Gloriosus (Il soldato fanfarone)

Casina (La ragazza dal profumo di cannella)

La prima B potrà leggerle con calma durante le vacanze pasquali. Naturalmente agli altri non è vietato leggerle, se vogliono 🙂

Nella sezione MATERIALI, invece, ho inserito le dispense per la terza, contenenti una raccolta di epigrammi ellenistici (testi e traduzioni)

Il mito dell’androgino

Per chi ha la “pazienza” ma soprattutto il piacere di leggerlo, ecco un altro brano dal Simposio di Platone, sull’amore inteso come aspirazione all’UNO.

Innanzi tutto, i generi degli uomini erano tre, e non due come ora, ossia maschio e femmina, ma c’era anche un terzo che accomunava i due precedenti, di cui ora è rimasto il nome, mentre esso è scomparso. L’androgino era, allora, una unità per figura e per nome, costituito dalla natura maschile e da quella femminile accomunate insieme, e nella forma e nel nome, mentre ora non ne resta che il nome, usato in senso spregiativo. Inoltre, la figura di ciascun uomo era tutt’intera rotonda, con il dorso e i fianchi a forma di cerchio, aveva quattro mani e tante gambe quante mani, e due volti su un collo arrotondato del tutto uguali. E aveva un’unica testa per ambedue i visi rivolti in senso opposto, e quattro orecchi e due organi genitali. E tutte le altre parti ciascuno se le può immaginare da queste cose che ho detto.

Camminava anche diritto, come ora, in quella direzione che volesse. E quando si metteva a correre velocemente, come i saltimbanchi che volteggiano in cerchio a gambe levate, appoggiandosi sulle membra che allora erano otto, si spostava rapidamente ruotando in cerchio.

Perciò i generi erano tre e di queste nature, in quanto il maschio aveva tratto la sua origine dal sole, la femmina dalla terra e il terzo sesso che partecipa della natura maschile e di quella femminile, dalla luna, la quale partecipa della natura del sole e della terra. E le loro figure erano rotonde e così il loro modo di procedere, perché assomigliavano ai loro genitori. Erano terribili per forza e per vigore e avevano grande superbia, tanto che cercarono di attaccare gli dèi. E quello che Omero narra di Efialte e di Oto, si dice anche di loro, ossia che tentarono di scalare il cielo per assalire gli dèi.

Zeus e gli altri dèi, allora, tennero consiglio per decidere sul da fare e rimasero nel dubbio: infatti, non potevano ucciderli, e, fulminandoli come fecero con i Giganti, annientarne la razza, perché sarebbero scomparsi anche gli onori e i sacrifici che provenivano loro dagli uomini; e d’altra parte non potevano permettere quelle insolenze. Dopo aver a lungo meditato, Zeus disse: ‘Mi pare di aver a disposizione un mezzo che permetterebbe che gli uomini possano continuare ad esistere, e, divenuti più deboli, cessino di essere così sfrenati. Infatti ora – continuò – io li taglierò ciascuno in due, cosicché da un canto, essi saranno più deboli, e, d’altro canto, saranno più utili a noi, perché diventeranno maggiori di numero. E cammineranno diritti su due gambe. Ma se riterranno ancora di comportarsi in modo insolente e non vorranno starsene tranquilli, ancora una volta – disse – io li taglierò in due, in modo che saranno costretti a camminare saltando su una gamba sola’. Dopo aver detto questo, tagliò gli uomini in due, come quelli che tagliano le sorbe per farle essiccare, o come quelli che tagliano le uova con un crine. E per ciascuno di quelli che tagliava, dava incarico ad Apollo di rivoltare la faccia e la metà del collo verso la parte del taglio, in modo che l’uomo, vedendo questo suo taglio, diventasse più mansueto, e gli dava anche ordine di risanare tutte le altre parti. E Apollo rivoltava la faccia, e, tirando da ogni parte la pelle su quello che oggi vien chiamato ventre, come si fa con le borse che si contraggono, la legava nel mezzo del ventre, facendo una specie di bocca, il che ora si chiama ombelico. E spianava le molte altre pieghe e modellava i petti, servendosi di uno strumento come quello che i calzolai usano per spianare sulle forme delle scarpe le pieghe del cuoio. Ma ne lasciò qualcuna intorno al ventre medesimo e intorno all’ombelico, in modo che restasse un ricordo dell’antico castigo.

Platone

Allora, dopo che l’originaria natura umana fu divisa in due, ciascuna metà, desiderando fortemente

l’altra metà che era sua, tendeva a raggiungerla. E gettandosi attorno le braccia e stringendosi forte l’una all’altra, desiderando fortemente di fondersi insieme, morivano di fame e di inattività, perché ciascuna delle parti non voleva fare nulla separata dall’altra. E quando una metà moriva e l’altra rimaneva in vita, quella rimasta cercava un’altra metà e si intrecciava con questa, sia che si imbattesse nella metà di una donna per intero, quella che ora chiamiamo senz’altro donna, sia che si imbattesse nella metà di un uomo. E in questo modo morivano. Allora Zeus, preso da compassione, ricorse ad un altro espediente. Trasportò gli organi del sesso sul davanti, perché fino ad allora gli uomini avevano anche questi nella parte esterna e concepivano e generavano non già fra di loro, ma in terra come fanno le cicale. Dunque, trasportò in tale modo questi organi sul davanti e fece sì che la generazione avesse luogo mediante l’uso reciproco di questi organi, per opera del maschio e della femmina. E lo fece per questo scopo, ossia affinché, se nell’amplesso si trovassero insieme un uomo e una donna, procreassero e riproducessero la stirpe. Se invece si incontrassero maschio con maschio venisse loro sazietà di quell’unione, e così cessassero e si rivolgessero al loro lavoro e si occupassero delle altre faccende della vita.

Dunque, da così tanto tempo è connaturato negli uomini il reciproco amore degli uni per gli altri che ci riporta all’antica natura e cerca di fare di due uno e di risanare l’umana natura.


Platone Simposio 189d-191d


Per chi, poi, fosse così coraggioso

da voler leggere il testo originale,

il testo greco è qui

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Due tipi di amore

Non mi sembra, o Fedro, che l’argomento dei nostri discorsi sia stato posto bene, proponendoci così semplicemente di fare elogi di Eros. Infatti, se Eros fosse davvero uno solo, allora la proposta andrebbe bene. Invece, Eros non è uno solo. E dal momento che non è uno solo, è più giusto stabilire prima quale sia quello che si deve lodare. Tenterò io, allora, di risistemare le cose, e di stabilire, innanzi tutto quale sia l’Eros che va elogiato e, poi di elogiarlo in modo degno del dio. Tutti sappiamo che non c’è Afrodite senza Eros. Ora, se Afrodite fosse una sola, uno sarebbe anche Eros. Ma poiché esse sono due, bisogna che ci siano anche due Eros. E come non potrebbero essere due le dee? Una è più antica e senza madre e figlia di Urano, ossia del cielo, che viene chiamata Afrodite Urania, ossia celeste, l’altra è più giovane ed è figlia di Zeus e Dione, che chiamiamo Afrodite Pandemia, ossia volgare. Ne segue che bisogna dare anche all’Eros che si accompagna a quest’ultima l’appellativo Pandemio, ossia volgare, e all’altro, invece, l’appellativo di Uranio, ossia celeste” (…)

(…) Non ogni Eros è bello né degno di essere elogiato, ma solo quello che ci spinge ad amare in modo bello. Dunque, Eros che si accompagna ad Afrodite volgare è veramente volgare e agisce come capita. E questo è l’Eros proprio degli uomini che valgono poco. Innanzi tutto questi amano donne non meno che giovanetti. E poi amano i corpi più che le loro anime. E per giunta amano le persone che sono prive il più possibile di intelligenza, mirando solamente a fare ciò di cui hanno voglia, e non preoccupandosi affatto se agiscono in modo bello o no. Perciò avviene che essi fanno ciò che loro capita, senza discriminare il bene dal male. Infatti, il loro amore proviene dalla dea che è molto più giovane dell’altra, e nella sua generazione partecipa della natura del maschio e della femmina. Invece, l’altro Eros si accompagna ad Afrodite celeste, la quale, in primo luogo, non partecipa della natura della femmina, ma solamente di quella del maschio – e questo è l’amore per i ragazzi -, e poi è più antica e del tutto priva di sfrenatezza. Per tale motivo, coloro che sono ispirati da questo Eros si rivolgono al maschio, amando ciò che per natura è più forte e più intelligente.

Platone, Simposio 180 c-e , 181 c


Per il testo originale clicca qui

Morire per amore

Platone

“… Solo gli amanti accettano di morire per gli altri; non solo gli uomini, ma anche le donne. E di questa mia affermazione offre agli Elleni una bella testimonianza la figlia di Pelia, Alcesti, che volle, ella sola, morire per il suo sposo, pur avendo egli padre e madre. E quella tanto li superò nell’affetto, in virtù dell’amore, da farli risultare estranei al loro figlio, e parenti solo di nome. E questo gesto da lei compiuto parve così bello non solo agli uomini, ma anche agli dèi, al punto che questi, pur avendo concesso solamente a pochissimi uomini fra i molti che compirono molte buone azioni il dono di lasciar tornare l’anima dall’Ade, tuttavia lasciarono tornare la sua anima, meravigliati dalla sua azione. In questo modo anche gli dèi onorarono l’impegno e la virtù a servizio dell’amore…”


Platone, Simposio  179 b-d


Per il testo greco clicca qui

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