Rotto il ghiaccio all’Uni3

uni3 qua

 

Ho iniziato il corso di greco all’Università della Terza età di Quartu.

Grande sorpresa:  18 “allieve/allievi” (e la paura era che venissero solo 3/4 persone) per giunta motivatissime/i!!!

Per ora c’è stata solo una conoscenza reciproca e un discorso programmatico da parte mia, ma il prossimo martedì si comincia davvero. All’Università della Terza età non importa a nessuno che sia martedì grasso 🙂

Grazie a tutte le partecipanti e i partecipanti per l’entusiastica motivazione.

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Nuova sezione del blog

avvisi1Come avrete notato, oggi ho aperto una nuova sezione del blog (UNI3) che dedico alla mia nuova attività che si svolge all’Università della Terza età di Quartu S. Elena

Non è una sezione pubblica: attraverso la password che fornirò, potranno accedervi esclusivamente i corsisti che frequenteranno le mie lezioni.

Attraverso questa pagina pubblicherò i materiali che man mano predisporrò per chi vorrà approfondire (slides, infografia, video, schemi, appunti…).

 

 

All’Uni3 Corso di greco

alfabeto gre

 

Martedì 6 febbraio

ore 10.00

 

Comincerò un corso di greco antico

(livello principianti)

all’Università della Terza età di Quartu Sant’Elena

 

 

Gli Atridi (quarta parte): Elettra e Oreste

elettra e Oreste

Elettra e Oreste

Agamennone è morto e sono ormai trascorsi diversi anni. La figlia Elettra vive – odiandoli – con gli assassini del padre Clitennestra e il suo amante Egisto,  e si tormenta nell’attesa del rientro in patria di Oreste, attraverso il quale vorrebbe vendicare il padre.  Oreste infatti,  al momento dell’uccisione di Agamennone, ancora bambino era stato messo in salvo dalla sorella, ed era stato accolto dallo zio Strofio, in Focide, dove aveva stretto una solida amicizia con il cugino Pilade. Una volta cresciuto e visitato l’oracolo di Delfi, Oreste riceve il responso di rientrare in patria e di vendicare Agamennone. Elettra intuisce che Oreste è arrivato a Micene grazie ad una ciocca di capelli che il fratello ha deposto sulla tomba del padre. I due fratelli riuniti, anche con l’aiuto di Pilade, uccidono Clitennestra ed Egisto.

Ed anche ora, come per l’Agamennone di Eschilo,  vi invito a leggere integralmente la tragedia dello stesso autore intitolata Coefore, che presenta, approfondendola, questa parte del mito. Clic qui.

oreste-clitennestra-erinni

 

Oreste uccide Clitennestra

Clitennestra è stata uccisa e, come la colpa di Agamennone (di avere ucciso Ifigenia) era stata vendicata dalla moglie, la colpa di Clitennestra ed Egisto viene vendicata da Oreste, che tuttavia si macchia di un’altra colpa che va punita: le Erinni infatti lo perseguitano  e ne chiedono agli dei la punizione, ma Apollo ha sempre protetto Oreste, ed Atena, dopo avere istituito un tribunale ad Atene (l’Areopago), nel quale viene celebrato il processo al matricida,  fa sì che Oreste venga assolto.

E qui si chiude, con una sentenza “strana” e forse discutibile, la lunga vicenda di questa stirpe maledetta.

Chi si sta affezionando alla lettura diretta delle tragedie, trova questa fase del mito nelle Eumenidi di Eschilo, che, naturalmente invito a leggere, cliccando qui.

Gli Atridi (terza parte): Agamennone, Menelao, Egisto

Dopo le vicende già narrate di Tantalo e Pelope e di Atreo e Tieste,  siamo giunti alla parte forse più nota del mito che vi sto raccontando, noto anche come Mito troiano; è quella che, trattando di Agamennone e Menelao, da sola giustamente merita il nome di Mito degli Atridi, in quanto solo Agamennone e Menelao sono figli di Atreo.

I tre grandi tragediografi greci, Eschilo Sofocle ed Euripide, ci presentano nei loro drammi le vicende terribili di questi due figli maledetti, discendenti di una stirpe vissuta fra i delitti e le vendette.

Tragici

Come vi ho già anticipato (vedi il post dedicato), quando Tieste salì al trono di Micene, Agamennone e Menelao lasciarono la città, si recarono da Tindaro a Sparta, ne sposarono le due figlie (in verità solo Clitennestra – la moglie di Agamennone –  era figlia di Tindaro e Leda; Elena invece – la moglie di Menelao – era nata dall’unione di Leda con Zeus) e col suo aiuto strapparono il regno di Micene a Tieste.

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Perché studiare il latino e il greco

Mi piace cominciare il mio nuovo anno sul blog con questa bellissima riflessione di Antonio Gramsci (da Quaderni dal Carcere, 4 [XIII], 55).

gramsci

Non si impara il latino e il greco per parlare queste lingue, per fare i camerieri o gli interpreti o che so io. Si imparano per conoscere la civiltà dei due popoli, la cui vita si pone come base della cultura mondiale. La lingua latina o greca si impara secondo grammatica, un po’ meccanicamente: ma c’è molta esagerazione nell’accusa di meccanicità e aridità.

Si ha che fare con dei ragazzetti, ai quali occorre far contrarre certe abitudini di diligenza, di esattezza, di compostezza fisica, di concentrazione psichica in determinati oggetti. Uno studioso di trenta-quarant’anni sarebbe capace di stare a tavolino sedici ore filate, se da bambino non avesse «coattivamente», per «coercizione meccanica» assunto le abitudini psicofisiche conformi? Se si vogliono allevare anche degli studiosi, occorre incominciare da lì e occorre premere su tutti per avere quelle migliaia, o centinaia, o anche solo dozzine di studiosi di gran nerbo, di cui ogni civiltà ha bisogno.

Il latino non si studia per imparare il latino, si studia per abituare i ragazzi a studiare, ad analizzare un corpo storico che si può trattare come un cadavere ma che continuamente si ricompone in vita. Naturalmente io non credo che il latino e il greco abbiano delle qualità taumaturgiche intrinseche: dico che in un dato ambiente, in una data cultura, con una data tradizione, lo studio così graduato dava quei determinati effetti.

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Buon anno nuovo

2018

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